Fin dal Medioevo l’attività economica più importante di San Giuliano, dopo quella agricola, è stata l’attività estrattiva. Il centro storico di San Giuliano, infatti, è attorniato da resti di cave dalle quali, tra l’altro, sono state ricavate molte delle pietre con cui è stato costruito il Duomo di Pisa. Quelle cave storiche sono oggi chiuse e dismesse. L’ultima cava è stata chiusa all’inizio degli anni Ottanta. La dismissione è stata causata dal calo della domanda di calce e dall’avvento del cemento. Nell’ex Cava Nord-Est è stato ricavato un anfiteatro che doveva essere utilizzato per eventi e attività culturali. Ma nel secolo passato un’altra attività industriale era presente in quel piccolo centro dell’area pisana, A ridosso del Monte Pisano, lungo la statale dell’Abetone c’era il Saponificio Lazzeri. Era nato negli anni Trenta come piccola industria per la produzione di pezzi di sapone. Grazie al rapporto con la Snia, una grande azienda chimica italiana con sede a Milano nota per la produzione di fibre tessili artificiali quali il rayon e la Lanital, una fibra autarchica tratta dalla caseina, la proteina del latte, si è poi trasformato in un’azienda di notevoli dimensioni, fino ad arrivare a dare lavoro a circa 300 dipendenti. La produzione del Saponificio si estese dai saponi ai detersivi. Nei primi anni Cinquanta inizia a produrre il Sapone Lavatutto Kid 44 con il quale si possono lavare anche fibre come, il naylon e il rayon, ma anche la seta e addirittura le stoviglie. Il Saponificio negli anni del Boom si muove anche sul piano pubblicitario. Sulla fine degli anni Sessanta viene lanciato un catalogo di premi ottenibili grazie alla raccolta di figurine che si trovavano all’interno delle confezioni. La Lazzeri lanciò anche un personaggio che doveva funzionare come una sorta di ciò che oggi viene chiamato testimonial. Sulle figurine c’era infatti una ragazza dal caschetto biondo, Bollicina Kid, sorridente, vivace, immortalata in tappe di un perenne viaggio in paesi quali Aden – Afghanistan – Arabia – Argentina – Birmania – Brasile – Cile – Cina – Danimarca – Finlandia – Giappone – Giava – Groenlandia – India – Lapponia – Norvegia – Paraguay – Patagonia – Perù – Siam – Tibet – Trinidad – Uruguay. Ogni figurina aveva un punteggio che andava da 2 a 100 punti che servivano per ottenere i premi del catalogo. Per quegli anni non era un’iniziativa originale. La Mira Lanza, azienda rivale, aveva già lanciato dagli anni Cinquanta le sue figurine, e negli anni Sessanta aveva introdotto i suoi personaggi, Calimero e l’olandesina, resi celebri da Carosello. Anche l’Agip che produceva il detersivo Super Trim aveva la sua mascotte, Angelino, un personaggio noto al pubblico per esser stato uno dei protagonisti di Carosello dal 1958 al 1965. Il modello di pubblicità basata sulle sorprese contenute nelle confezioni era un modello di importazione utilizzato, ad esempio, dall’americana TIDE che fu il primo marchio di detersivi ad utilizzare gadget per spingere a comprare i suoi prodotti. Dentro la confezione c’erano soprattutto statuine di plastica raffiguranti personaggi dei fumetti o dei cartoni animati, macchinine o soldatini. Fu così che venne coniata la frase “Ma dove l’hai trovato, nel Tide?” o quella ancor più sarcastica “Ma dove ti hanno trovato, nel Tide?”.

La presenza del Saponificio comunque non era innocua. La produzione di saponi e detersivi comportava la presenza di fumi che si disperdevano nell’aria proprio in prossimità del paese, sia scarichi inquinanti riversati nei fossi che poi sfociavano nel fiume morto. In un articolo della rivistaAtti della Società Toscana di Scienze Naturali, (R. Gellini, P. Grossoni, F. Bussotti,Stato attuale delle ricerche sul deperimento della vegetazione litoranea nella tenuta di San Rossore (Pisa),Memorie Serie B, 89, 1982, pagg 319 – 332), sono riportati i seguenti dati: “Comparando i dati del 1972 e 1975 (DEL BONO et al., 1972; 1973; 1975) con quelli del 1981 è ben evidente l’incremento verificatosi negli ultimi anni. Sul fiume Morto gravita anche il Saponificio Lazzeri di S. Giuliano Terme. Nelle acque di scarico del saponificio (che raggiungono il fiume Morto tramite il Fosso Anguillara) , si sono trovate sempre concentrazioni di tensioattivi superiori a 6 ppm con punte che arrivano a 34,28 ppm. Ad intervalli di alcuni mesi, il lavaggio degli impianti del saponificio provoca delle ondate di massimo inquinamento, durante le quali si hanno vistose morie di pesci su tutto il corso del Fosso Anguillara. È interessante notare come gli scarichi del Saponificio Lazzeri influenzino marcatamente il contenuto in tensioattivi del Fosso dell’Anguillara; infatti, prelievi compiuti a valle del Saponificio hanno mostrato delle variazioni nel tempo delle concentrazioni molto più ampie che in altre vie di acqua passando da ° a 11,14 ppm come valori estremi e fluttuando notevolmente all’interno di questo campo.”.
Quello dell’inquinamento non era il solo problema. Come in tutti i luoghi di lavoro, il rapporto tra datori di lavoro e dipendenti, soprattutto negli anni compresi tra la fine del decennio Sessanta e gli anni Settanta, era contraddistinto da situazioni conflittuali. Qui sotto è riportato un articolo tratto dal quotidiano Potere Operaio in cui è presente una dura accusa di sfruttamento basata sulla mancata osservanza degli orari di lavoro e degli straordinari.

Alla fine degli anni Settanta giunse poi la crisi. Tra il 1979 e il 1980 l’azienda fallì, lasciando a casa centinaia di operai, non essendo riuscita a dar vita al nuovo stabilimento progettato per quintuplicare la produzione in cui aveva investito ingenti capitali. All’inizio del 1980 la produzione si trovò senza materie prime e con i magazzini vuoti per mancanza di liquidità. I lavoratori rimasero senza stipendio e senza tredicesima alla fine del 1979. Dopo la chiusura dello stabilimento di San Giuliano lo spazio industriale restò per molti anni un’area da bonificare. Con il nome Parco Lazzeri è stato poi convertito in un’area residenziale con villette a schiera, parcheggi e spazi verdi.

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